I ragazzi di terza media dell’Assistenza specialistica dei Comuni di Frosinone, Marcellina, Pofi, Cervaro e Colfelice, gestiti dal Consorzio Intesa, attraverso le Consorziate esecutrici salutano i loro assistenti educativi che li hanno supportati in tutte le attività scolastiche, fino alla preparazione degli esami di terza media, superati con ottimi risultati.

L’obiettivo principale per i ragazzi è l’inserimento e l’integrazione degli allievi disabili in ambito scolastico, la socializzazione, lo stimolo individuale, la conquista dell’autonomia personale e la partecipazione attiva alle attività didattiche. Obiettivi più difficili da raggiungere durante la pandemia e oggi, sicuramente più meritevoli di considerazioni e di valorizzazione rispetto al lavoro fin qui svolto sia dagli assistenti educatori che dai ragazzi.

Le normative anti covid in continuo cambiamento, la didattica in presenza e a distanza, i periodi di isolamento, le privazioni in termini di inclusione e condivisione e il grande carico emotivo che tale situazione ha creato, hanno riempito di commozione e orgoglio gli educatori che, nonostante tutto, hanno visto i ragazzi raggiungere gli obiettivi prefissati.

In questo saluto finale, i coordinatori, hanno dato parola agli assistenti educativi, che hanno espresso le loro emozioni, attraverso dei messaggi:

“L’anno scolastico appena trascorso ci ha messo di fronte a nuove sfide da affrontare. Le misure di sicurezza previste dalle normative vigenti hanno cercato di proteggere tutti. D’altro canto la distanza sociale si è fatta sentire e per tale motivo l’inclusione e la socializzazione dei ragazzi è stata più ostica del previsto. Tutto ciò ha fatto sì che scoprissimo nuove strategie di comunicazione e contatto, studenti compresi. Le esperienze difficili possono solo che insegnare”;

“Facebook mi ha dato ricordi dell’ultimo giorno di scuola di anni passati, Ho abbracciato tanto negli anni.. quest’anno è stato diverso…quest’anno ci sono state tante cose che mi hanno limitato per proteggere diversi aspetti…ma a modo mio ci sono stata, ho ascoltato, ho supportato, ho fatto quello che mi veniva dal cuore… ho salvato il salvabile quando potevo, mi sono preoccupata di occhi tristi… ho chiesto se avessero fatto colazione, ho aiutato x qualche interrogazione, ho aiutato a pronunciare la parola esame…. ho vissuto la mia scuola.. se penso alla giornata di oggi una lacrima scende. A me hanno dato forza gli occhi, magari perchè si vedevano solo quelli…ma me li porto stretti nel cuore..La scuola fa bene ,la scuola non la fermi ed il vero motore sono stati i ragazzi.. che oggi al suono dell’ultima campanella esulteranno forte e io piangerò.. e la mascherina non coprirà le nostre vere emozioni!;

“Un altro anno si conclude! Un anno particolare pieno di attenzioni, allontanamenti forzati e ritrovamenti essenziali. La didattica a distanza è stata importante per rappresentare la continuità nel percorso didattico, ma credo fortemente che con essa non si possa raggiungere in alcun caso il livello di relazione che si ha in presenza soprattutto con alunni “speciali”.;

“Nonostante l’anno delicato, ho raggiunto gli obiettivi stilati all’inizio dell’anno, portando sia miglioramenti ai bambini, sia a me stessa portando nuova esperienza e tanta la gratificazione.”

Questi, i pensieri, le parole e le emozioni espresse dagli educatori.
E poi chissà perché, l’ultimo giorno di scuola, sembra abbia una potenza diversa.
Forse è in grado più degli altri di racchiudere tanto di ogni cosa, di ogni momento.

Quanta vita c’è nella scuola e nei banchi?
Nel suono dell’ultima campanella, nello zaino con la merenda dentro, negli appunti rimasti a pezzetti qua e là, nella divisione di parole ed emozioni per le ore di lezione rimaste, nelle equazioni e nei problemi difficili da risolvere, senza sapere che nella vita vale quello che sta prima dell’uguale. E negli scarabocchi decifrabili dalla sensibilità, nelle difficoltà della pandemia e nella cancellature di ogni sbaglio. Perché anche lì, troviamo la scuola, la vita vera.

Quest’anno siamo lo ricorderemo tutti come un anno diverso.
Diverso, ma capace di generare modelli educativi adatti alla complessità del nostro tempo.
Diverso nei nostri occhi, unico punto visibile del nostro volto capace di comunicare come valanghe di cuori pulsanti.

“L’esperienza è l’insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame poi ti spiega la lezione.”