I diritti dell’infanzia sono riconosciuti e tutelati dalla Convenzione ONU, che pone il minore al centro come soggetto di diritti fondamentali, tra cui il diritto a crescere in un ambiente sicuro e stimolante. In Italia, questo impegno si traduce in azioni concrete, rafforzate da normative recenti. Un esempio è l’investimento sul Sistema Integrato 0-6, che riconosce i nidi d’infanzia (0-3 anni) non solo come servizi di cura, ma come essenziali strumenti educativi e sociali. La normativa più recente (come i Decreti di riparto del dicembre 2024) mira a potenziare l’offerta dei nidi per garantire l’uguaglianza delle opportunità e prevenire la povertà educativa, fungendo da primo e fondamentale baluardo contro il disagio. È proprio nell’ottica della tutela attiva e della prevenzione precoce che si inserisce e assume la sua fondamentale rilevanza il Programma PIPPI.
Il Programma PIPPI (Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione) nasce nel 2010 e la sua sperimentazione inizia solo l’anno successivo. Il programma è il frutto di una collaborazione tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare dell’Università di Padova, dieci città italiane e i servizi sociali. Ma perché è così importante per i diritti dell’infanzia? Le motivazioni sono da ricondurre agli albori ed all’interno per cui è stato concepito questo programma. Già l’acronimo del nome, rinvia alla prevenzione dell’istituzionalizzazione, che per l’appunto prevede l’allontanamento di bambini dalla famiglia di origine, intervenendo prima che la situazione di vulnerabilità, presente all’interno del nucleo familiare, si aggravi.
Il programma crea una forte componente di rete che si allea ai servizi sociali nella presa in carico di famiglie con fragilità a carico di tipo sociale, economico e psicologico. È altresì fondamentale supportare le famiglie, offrendo loro un sostegno multidisciplinare che coinvolga non solo aspetti educativi, ma anche sociali e psicologici, mirando al potenziamento ed alla chiarificazione delle competenze genitoriali, promuovendo al contempo il benessere dei minori (bambini e adolescenti) e garantendone la sicurezza ed il benessere, mettendo al centro i loro bisogni e desideri. L’inclusione sociale è un altro punto molto importante ed imprescindibile per ridurre le diseguaglianze sociali e coinvolgendo la comunità e le istituzioni locali.
Il programma integra conoscenze della ricerca, metodologie e strumenti per supportare gli operatori dei servizi sociali. Inoltre, esso mette insieme tutti gli attori del territorio: operatori, famiglie, bambini, insegnanti, associazioni e istituzioni. Tra questi attori rientra anche il Consorzio Intesa, che fornisce supporto all’attuazione. Il programma si avvale di un sistema di supporto che include valutazione, monitoraggio, formazione continua e co-apprendimento, adattandosi al contempo ai vari contesti territoriali in cui viene implementato. Ogni famiglia partecipante segue un percorso che può durare fino a 18 mesi, con un’attenta e approfondita valutazione finale per definire i passaggi successivi.
Il progetto mira quindi a tutelare la crescita dei minori, il diritto allo studio, al gioco e all’accudimento familiare. Le attività di progetto, svolte da educatori e psicologi, si organizzano in rete con il territorio (fra cui associazioni, istituti scolastici, Asl e servizi sociali) per guidare le famiglie nell’espletamento delle competenze genitoriali.

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